venerdì 4 gennaio 2013

UNA SETTIMANA A LONDRA

Era da molti anni che mancavo da Londra, da quando feci una settimana intensiva d'inglese durante un corso per conoscere mentalità e cultura del popolo inglese. L'occasione di adesso, dal 2 al 8 dicembre 2012, è stata per rivedere un mio nipote che vive in Brasile e che lavora con una organizzazione inglese.
Arrivo con mia moglie all'aeroporto di Gatwick alle 12.35 in perfetto orario; grazie alla compagnia British Airways. Scelgo, per fare un poco di esperienza, di prendere il bus per arrivare alla stazione underground di Victoria. Ce la caviamo con 8 sterline a persona e 1 h 30' circa di viaggio. Tutto sommato è stato piacevole, considerando il fatto che i posti a sedere erano confortevoli e che abbiamo avuto la possibilità di vedere il paesaggio dei luoghi attraversati. Meno confortevole è stato il tragitto a piedi dalla stazione del bus fino alla stazione Victoria con tutte le valigie al seguito. Cambio a Oxford la linea della metropolitana, sempre con valigie al seguito su e giù per le scale. Questo è un disagio non da poco. La linea rossa della metropolitana ci ferma alla stazione Lancaster gate a 200 metri dal nostro hotel, il Corus Hyde Park. Infatti l'hotel si affaccia proprio sul grande parco londinese. Incontriamo nostro nipote alle 16.00 direttamente in hotel. Infatti alla fine, dopo vari tentativi, è riuscito ad avere una camera nel nostro stesso hotel.
Troviamo il tempo per un riposino e poi una bella passeggiata lungo il Tamigi. Dopo una cena in un Pub vicino all'hotel decidiamo di andare a prendere il Bus turistico per dare un'occhiata alla Londra by night.


                                         London Eye


La ruota panoramica alta 135 metri sulla riva del Tamigi opposta a quella del Big Ben e al Palazzo del Parlamento è una delle attrazioni turistiche principali.


Oggi 3 dicembre siamo stati a visitare la Torre di Londra.

Sulla strada per andare a fare i biglietti incontriamo le vecchie mura romane e una statua di Cesare ...... sarà forse il destino a farcele incontrare? Noi che siamo romani

    
Subito dopo davanti ad una edicola dove si possono comprare i biglietti, per evitare eventuali code alla biglietteria, c'è questa statua un poco inquietante, ma che rispecchia molto bene quello che successe negli anni all'interno della Torre di Londra. 

Altre statue di animali al suo interno

Mura esterne dalla parte dell'ingresso

Pronti fuoco! Via ...

La guida, con il suo caratteristico costume. Accidenti che inglese parlava! Io non ho capito quasi nulla a parte alcune parole ogni tanto. Però era molto brava, praticamente un attore comico-drammatico. Devo rifare un corso accelerato d'inglese, la prossima volta non voglio perdermi nemmeno una parola.
In ogni caso con la guida abbiamo avuto la possibilità di accesso in zone dove altrimenti non ci sarebbe stato consentito entrare. Finita la presentazione abbiamo continuato da soli a visitare tutte le altre zone della Torre di Londra. In seguito abbiamo attraversato il London Bridge e una volta dalla parte opposta, dopo una sosta per mangiare abbiamo preso "the tube" (come chiamano la metropolitana i londinesi) verso il Big Ben. L'idea era quella di fare una visita al suo interno, ma una cerimonia ufficiale ha reso tutto questo impossibile. Sopra le nostre teste volavano elicotteri a bassa quota per garantire la sicurezza. A piedi ci siamo diretti verso il nostro hotel per un riposino prima d'incontrarci con nostro nipote e andare a cena e programmare il giorno successivo.
Dato che all'interno dell'underground le scale mobili sono una rarità e che in quel modo non c'era la possibilità di vedere la città, decidiamo di imparare a prendere il tradizionale autobus rosso a due piani, il Double Decker.
E così il giorno dopo, il 4 dicembre prendiamo il 274 per recarci al famoso mercato di Camden Town. E qui ci siamo sbizzarriti perché, in prossimità delle feste natalizie, abbiamo approfittato per anticipare qualche regalino da mettere sotto l'albero.




Non c'è che dire un mercato dall'estensione incredibile. Praticamente ci siamo intrattenuti fino a pomeriggio inoltrato, quando abbiamo ripreso lo stesso autobus per ritornare in hotel.
Più tardi, quando ormai le ombre della sera si facevano più fitte, ci siamo addentrati in Hyde Park fino al Wonderland. Oltre alle giostre c'erano un'infinità di bancarelle colorate ricche di ogni ben di Dio. 
Ecco come affumicavano i salmoni in una delle tante bancarelle
La sera, tornati in hotel prendiamo il 94 per recarci a Piccadilly Circus. Una stupenda passeggiata fra gli addobbi natalizi prima di cenare alla "Angus Steackhouse".
E anche un'altra giornata volge al termine. Il giorno dopo, 5 dicembre, decidiamo di visitare Westminster Abbey. 
La visita ci impegna moltissimo e ne usciamo solo all'ora di pranzo. Mangiamo in un caratteristico Pub sulla strada che ci porta a Trafalgar Square. Incredibile qualche anno fa chiedendo a un londinese dove si trovasse, per quanti sforzi facessi non riusciva a capirmi, mentre adesso al primo colpo mi hanno indicato subito la via. Due sono le cose: o la mia pronuncia da allora è migliorata tantissimo (cosa improbabile) o gli inglesi sono diventati molto più elastici (altrettanto improbabile) ...... e allora? Non importa: ci siamo arrivati attraversando James's Park. E qui abbiamo fatto un incontro straordinario! Uno scoiattolo .... che dico tanti scoiattoli che ti vengono a fare le feste: sarebbe meglio dire ad aggredire visto che ti rosicchiano le scarpe quasi a chiederti da mangiare. Avevo in tasca due mandorle ed è venuto a mangiarle dal palmo della mano. Quando viaggio mi porto sempre delle mandorle se la fame si fa sentire. Un'emozione fortissima.
E finalmente arriviamo a Trafalgar Square con la colonna dedicata all'Ammiraglio Nelson con alla base quattro "Huge Lions".
In prossimità della Piazza c'è una scalinata da dove si accede alla National Gallery. C'è poco da dire, il resto della giornata la passiamo là dentro ad osservare i quadri esposti nelle immense sale all'interno.
Siamo stanchi, le giornate sono sempre molto piene ma non importa.



Uscendo dalla National Gallery ci siamo fermati in uno dei tanti Bar della piazza.
Un té all'inglese è d'obbligo. Chiediamo anche dei biscotti. Sembrano non capire, ma poi scopriamo successivamente che i famosi biscotti inglesi, che in Italia li troviamo ovunque, lì non vengono serviti. O ti mangi una fetta di torta, o una brioche o resti a digiuno. Mah! Chi ci capisce qualcosa è bravo.
Questa sera niente cibo inglese. Ci fermiamo in una pizzeria italiana "Fratelli La Bufala". C'è da non crederci, una bufala così buona ed enorme non l'ho mai mangiata in Italia e devo dire che anche la pizza non era niente male. Ho scoperto che ci sono, soprattutto nei Pub, nei ristoranti e nelle pizzerie etc... più italiani che inglesi. E' pieno anche di brasiliani e quindi io e mio nipote abbiamo sfoggiato il nostro portoghese, il mio decisamente più povero. Prima però abbiamo cercato tra dei rivenditori di biglietti tre posti per il concerto di "Let it be", una cover dei Beatles per il giorno seguente. Oggi siamo già al 6 dicembre, come passa il tempo. Il mercato di Portobello Road è aperto solo di sabato, ma noi saremo già sul taxi per tornare a Gatwick. Pazienza. Però a pensarci bene chi se ne frega. Noi ci andiamo lo stesso. Anche qui andiamo in autobus, ormai siamo esperti, anche se per trovare una mappa completa non è stato facile. Dicono che i londinesi prendano solo "the tube", ma non è vero. Anche gli autobus sono affollati. La tesserina Oyster per i trasporti urbani è una grande comodità per chi resta una settimana o più e non costa molto. E così eccoci a Portobello Road. Abbiamo 
fatto bene ad andarci lo stesso, molti negozi sono aperti e non c'è la ressa che ci sarebbe stata il sabato mattina. Anche qui abbiamo anticipato tanti regalini per Natale, carini, tradizionali ed economici. Sulla strada abbiamo trovato anche un simpatico personaggio .... un fedele sosia di
Charlot con il quale mi sono voluto regalare una foto (vedi più in basso). Cammina, cammina la strada non finiva mai. Anche qui abbiamo tentato di chiedere dei biscotti per accompagnare il té, ma inutilmente. Entra ed esci dai negozi, sosta alle bancherelle 
e il tempo vola. Ci fermiamo per pranzo, ci riposiamo e poi di nuovo in marcia. Ormai non so più dove mettere i pacchetti con i regali. Non sono pesanti ma molto ingombranti e nonostante lo zaino al seguito la strada del rientro diventa faticosa. 
Assaggio il momento in cui questa sera assisterò al concerto della Cover dei Beatles. Quasi due ore e mezza di musica dei miei anni di gioventù. Questa sera un panino e via per non far tardi e dopo lo spettacolo la cena vera e propria, come facevamo a Roma quando andavamo a teatro. Sembra essere ritornati indietro nel tempo. Da molti anni non facevamo una cosa simile. Ma adesso che siamo un poco più liberi potremo riprendere queste sane abitudini anche a Torino.
 Siamo ritornati alla fermata del Bus e ci dirigiamo in hotel. Mi domando spesso se le valigie saranno in grado di contenere tutta la roba che abbiamo comprato. Ciao Portobello Road, alla prossima volta, sperando di tornarci di sabato mattina,
magari con uno zaino più capiente per non massacrarmi le mani con queste buste di plastica che ti tagliano le mani. Voglio ritornare assolutamente nel negozietto della foto qui a fianco con la facciata celeste dove vendono una marea di articoli di ogni tipo, anche chincaglierie d'altri tempi. Chi entra qui dentro e non ha fretta può rimanerci ore e perdere la cognizione del tempo.
E' giunta l'ora, siamo alle 19.00 di fronte al teatro. Una grande scritta sovrasta la nostra testa "Let it be". La sala è piena e estremamente coinvolta. Due grandi schermi ai lati del palco rappresentano due giganteschi televisori in bianco e nero dove scorrono delle domande sui Beatles con tre opzioni come risposte. Tempo 10 secondi dopo arrivano le risposte giuste. Il gruppo comincia a suonare e a cantare le loro eterne canzoni e il pubblico li segue cadenzando il tempo battendo le mani. Gli applausi non si contano, mentre a questo punto i due televisori simulati mandano in onda scene viste e riveste di loro trailer e delle giovani inglesi urlanti che si strappano i capelli e le vesti.
 Accanto a me, manco a farlo a posta, siedono padre, madre e figlio poco più che quindicenne. La madre è scatenata, balla sulla sedia, si alza in piedi, canta in perfetto inglese tutte le canzoni. Dico, ma io sono venuto per sentire il concerto non lei. Ma non importa, per lo meno è intonata. Canto anch'io, ma molte parole le strascico perché non le conosco bene. Siamo arrivati all'ultimo giorno, domani 8 dicembre si torna a casa. La visita a Buckingam Palace è d'obbligo, anche se non mi interessa vedere il cambio della guardia, già visto nei documentari un'infinità di volte.





Dopo una passeggiata ai bordi di James's Park dove non solo gli scoiattoli ma anche papere, piccioni e altri animali, per niente intimoriti dalla presenza dell'uomo, corrono e volano verso le persone come per salutarli. A un tratto mi sono visto preso di mira e ho dovuto coprirmi il viso e scacciarli con le mani. Le papere mi mordevano le dita.


Ci siamo diretti in visita a Saint Paul's chearch. Molto interessante ed istruttiva. 
Ma quante scale per arrivare a vedere la pianta della chiesa dall'alto. L'ultimo tratto ci è sembrato eccessivo e ci siamo fermati. Meglio non strafare. Ancora una camminata oltre il Tamigi per raggiungere l'altra sponda, mangiare da Nando's e poi ritorno in albergo. L'ultima sera destinazione per Carnaby street  




 e .... successivamente al Covent Garden. Lì nelle vicinanze abbiamo cenato al ristorante "Tuttons". Essendo la sera prima della partenza ci siamo trattati bene.


 E siamo arrivati al giorno della partenza. Questa mattina ci siamo svegliati molto presto, ma non per la sveglia che avevo messo per precauzione alle 7.00 del mattino ma un'ora prima per via dell'allarme antincendio. Ho impiegato diversi minuti prima di capire quello che stava succedendo. Con la giacca a vento sul pigiama sono uscito dalla camera per controllare la situazione mentre mia moglie si vestiva con calma. Non mi andava di lasciarla sola e sono subito rientrato. Quando finalmente, senza bagagli, siamo scesi per le scale ( eravamo all'ottavo piano ), dopo un paio di rampe  vedevamo la gente che risaliva per rientrare nelle proprie camere. L'allarme era rientrato. A questo punto abbiamo fatto colazione molto presto e mentre mia moglie controllava le valigie, preparate la sera prima, io scendevo e mi facevo una passeggiata in Hyde Park per vedere la statua del mio personaggio preferito Peter Pan.

E durante la passeggiata di nuovo scoiattoli e animali vari ripetevano le stesse scene già viste.
Ma la sorpresa fu grande quando vidi oltre a un magnifico scoiattolo su un albero


anche uno stupendo pappagallo che veniva a beccare il cibo dalle mani di un signore che passeggiava poco distante da me

Alle 11.00 ci aspettava il taxi per portarci all'aeroporto di Gatwick. A proposito, non fate prenotare mai dall'hotel un taxi per il giorno della partenza, vi costa molto caro. Infatti quando siamo usciti ci aspettava una mercedes bianca, altro che taxi. La settimana londinese era davvero finita.
Arrivederci Londra alla prossima volta. Good Bye, grazie per averci regalato bel tempo, a parte un poco di pioggerella che non ha disturbato le nostre uscite e per aver piovuto e forse nevicato nelle ore notturne senza causare nessun tipo di inconveniente.











giovedì 29 novembre 2012

LA FINE DEL MONDO



Non si contano più le previsioni catastrofiche che annunciano la fine del mondo o quelle che ipotizzano collisioni della terra con asteroidi più o meno grossi. Questo tipo di novello sport, da tempo sempre più diffuso, dovrebbe essere inserito nei prossimi giochi olimpici. Ma senza arrivare a previsioni così estreme basterebbero quelle che annunciano alluvioni o nevicate eccezionali, terremoti più o meno gravi, e così di seguito. Poi, senza che nessuno abbia lanciato nessun tipo di allerta, si abbatte su Taranto una tromba d'aria devastante aggravando i già numerosi problemi dell'ILVA, ai cui operai va tutta la mia solidarietà. Mi vien da pensare: "piove sempre sul bagnato". Sembra che scienziati, politici, amministratori facciano a gara a mettere le mani avanti per evitare che qualcuno possa dire: "nessuno ci ha avvertito, non abbiamo avuto la possibilità di metterci al riparo, salvare le suppellettili e noi stessi".
Tutti ormai sono autorizzati a dire la loro, anche in assenza delle necessarie competenze in merito, per prendersi la medaglia d'oro alla stupidità. Tutto ciò mi ricorda la storiella che circolava in azienda quando lavoravo. "L'ufficio acquisti progettava, la produzione amministrava i conti, l'amministrazione gestiva la produzione, la progettazione si occupava degli acquisti ......." cioè nessuno faceva il suo mestiere. La stessa cosa capita evidentemente anche in altri campi. Il risultato è una grande confusione. Soprattutto in questi momenti di crisi credo non faccia bene a nessuno salvo a chi trova giovamento a creare timori inesistenti e, per usare un termine volgare ma efficace, fare casino. Anche se non ci credo spero che la previsione della fine del mondo, che già qualcuno ha rinviato dal 21 dicembre prossimo a febbraio del 2013, avvenga veramente così facciamo piazza pulita e usciamo finalmente dalla crisi e ritorniamo tutti uguali, ricchi e poveri, istruiti e non, come recita la poesia del grande Totò che s'intitola " 'a livella ". Così anche quelli disoccupati, che sono tanti soprattutto fra i giovani, e quelli che aspettano da tempo una pensione potranno avere pari  dignità. In questo modo avrà termine anche la guerra infinita fra palestinesi e israeliani e tutte quelle esistenti al momento e finiranno finalmente gli affari delle aziende produttrici di armi, le uniche a non risentire della crisi economica. Ricordate il film di Alberto Sordi " finché c'è guerra c'è speranza "?
Aspetto adesso solo la prossima previsione catastrofica del veggente di turno per farmi tante risate.

sabato 17 novembre 2012

COME SARA' IL FUTURO DEL MONDO DEL LAVORO?

Ho partecipato recentemente a una discussione su uno dei tanti gruppi di discussione su Linkedin e ho espresso il mio parere, pensando soprattutto ai giovani che in questo momento si trovano in serie difficoltà a crearsi un futuro. Non ho la pretesa di esaurire l'argomento in due righe, ma la sintesi è questa:

"Cosa penso del futuro del lavoro fino al 2015? A giudicare dai discorsi di chi ci vorrebbe governare e che dice che Monti ha fatto solo disastri ...... anch'io la vedo nera, molto nera. A chi dice che i nostri figli sono dei bamboccioni o delle persone che non si accontentano, vorrei ricordare che nemmeno a lavorare gratis per uno o due anni, per farsi le ossa, si trova qualcuno disposto a prenderli. Fino ad oggi i soldi, a vario titolo, sono stati elargiti solo alle grandi aziende, mentre le pmi erano lo zoccolo duro dell'Italia. Oggi anche loro mordono il freno, si sono svuotate e non vogliono più rischiare. Non credo però che sia soltanto un problema di tasse o di soldi non elargiti. Il problema secondo me è molto più serio: mancanza di idee, di manager capaci, rinunciare a lottare per vedere la propria azienda andare avanti, di voler esagerare nei profitti, di assenza di etica professionale .... ma soprattutto MANCANZA DI FIDUCIA in persone attaccate alla sedia e al potere senza averne titoli e capacità. Non abbiamo un ricambio credibile alla politica che fino ad oggi ha rosicchiato fino all'osso le risorse disponibili. Con queste premesse è difficile credere in un futuro nei prossimi tre anni. I nostri figli dovranno mordere la polvere e la colpa sarà nostra che non siamo stati capaci di rinnovarci politicamente e industrialmente. Probabilmente non abbiamo ancora toccato il fondo, e in cuor mio spero che il buon senso, anche se in zona Cesarini, prevalga contro tutti gli egoismi di parte. Tuttavia le generazioni passate, con ben altro carattere che il nostro, sono riuscite a fare miracoli. Dovremo accettare tutti di fare una vita diversa per qualche anno, abbandonare schemi ai quali siamo stati abituati, e poi ripartire con molta umiltà gradualmente. Io ci credo ancora in quest'Italia ma dovremo sostenere altri sacrifici. Allora se questa crisi non è stata calcolata a tavolino per coltivare gli interessi di qualcuno (e in questo caso la ripresa dovrebbe essere più facile), prima o poi l'Italia, l'Europa torneranno a correre. Dovremo risolvere tanti problemi: la politica energetica, l'ecologia ambientale, i trasporti, l'insegnamento ........ e forse proprio da questi problemi troveremo la forza per ricominciare, ma tutti dovranno pagare le tasse e i furbi essere messi in condizione di non nuocere più. FORZA ALLORA ITALIA, CE LA PUOI FARE, FORSE PRIMA DI QUANTO IMMAGINIAMO."

domenica 2 settembre 2012

Riflessioni sulla lettera del cardinale Carlo Maria Martini

«CARI GENITORI, VI SCRIVO...»

"Avrete tempo per leggere anche questa lettera? Avrete un momento di calma per condividere qualche mia preoccupazione e considerare qualche mia proposta? Chi sa come è stata la vostra giornata? Forse dopo ore di lavoro non facile e non senza tensioni, avete affrontato il viaggio di ritorno a casa che è stato più lungo ed esasperante del solito per un ingorgo, per un ritardo, per un qualsiasi imprevisto; e per finire può essere che appena entrati in casa abbiate incrociato lo sguardo risentito della figlia adolescente per un permesso negato e l’irrequietezza del più piccolo con i suoi capricci e la scoraggiante approssimazione nel finire i compiti.


E io oso ancora disturbarvi...!"

Così inizia questa meravigliosa lettera del cardinale Carlo Maria Martini.
Se avete tempo leggetela per esteso, per me è un capolavoro.


http://www.famigliaviva.it/files/in_vacanza_con_la_lettera_del_cardinale_martini_al.doc


Ho sempre creduto nella famiglia, benedetta dall'arrivo dei figli, e non smetterò mai di pensare che questa istituzione sia la più importante della società. Senza questo pilastro siamo destinati a soccombere . Ovviamente nessuno può nascondere che sia facile costruire una famiglia, educare i figli e perseverare anche quando tutto sembra disgregarsi. Martini afferma queste difficoltà e ha ammirazione per il compito dei genitori, tanto affascinante quanto logorante. Ma l'apprezzamento va anche ai figli: anche per loro è difficile seguire regole, capire i genitori a volte troppo apprensivi che negano loro i più elementari bisogni di libertà. L'errore più frequente per noi genitori è quello di adottare gli stessi criteri educativi con i quali siamo stati allevati noi. Non esistono figli e comportamenti fotocopia, la realtà è in continua evoluzione e spesso noi siamo impreparati a questi mutamenti.   Oggi più che mai lo smarrimento dei giovani verso il futuro è preoccupante, è rischioso se, come dice lui, non si apprezza la vita come una vocazione.
Parole impegnative, pesanti come macigni, difficili da capire e accettare. La speranza lascia oggi troppo spesso il posto alla disperazione.
Non avrei mai pensato, io che mi sono sempre considerato una roccia, di arrivare ai 65 anni con una marea di dubbi, con un profondo senso di smarrimento, con una sempre crescente certezza di non essere all'altezza della situazione che cambia. Forse, pensandoci bene, può anche essere positivo accettarmi per come sono realmente e non come vorrei essere. Mi ha fatto bene leggere questa lettera di Martini adesso che sento il bisogno di spiritualità ma nello stesso tempo sono incapace di avvicinarmi a Dio. Mi sento indegno, il logorio della vita quotidiana, lo stress psicologico e non fisico mi ha profondamente depresso. Ho un carattere forte ma la paura di perderlo e di abbandonarmi è forte. Grazie al cielo ho mia moglie che mi sorregge. Anche lei è profondamente depressa ma la sua vicinanza, il sapere che mi ama, è una medicina insostituibile. Sento molto la vicinanza dei miei figli che adoro e che vorrei vedere felici, sicuri e con un futuro davanti. Ma spesso dimentico che ormai sono adulti e che la vita è loro e quindi sono loro che devono decidere come vogliono vivere. Vorrei poter tornare a pregare come quando ero ragazzo, a tornare alla messa domenicale ma .........!! Mi sono scoperto incredibilmente debole. Lascio a questo proposito di nuovo la parola a Martini per esprimere alcuni concetti che non saprei esprimere meglio:

"Vi invito a trovare il tempo per parlare tra voi con semplicità, senza trasformare ogni punto di vista in un puntiglio, ogni divergenza in un litigio: un tempo per parlare, scambiare delle idee, riconoscere gli errori e chiedervi scusa, rallegrarvi del bene compiuto, un tempo per parlare passeggiando tranquillamente la domenica pomeriggio, senza fretta. E vi invito a stare per qualche tempo da soli, ciascuno per conto suo: un momento di distacco può aiutare a stare insieme meglio e più volentieri."

Mi capita spesso di pensare agli anni trascorsi, quelli durante i quali sembrava che non ci fossero ostacoli e mi accorgo di tanti errori fatti che avrei potuto e voluto evitare. A volte penso di aver vissuto in un sogno, un bel sogno. Di sicuro guardandomi intorno ci sono tante persone che non hanno avuto nulla e che continuano a vivere nella sofferenza e nell'indigenza, i terremotati, tutti quelli che hanno perso ogni cosa in calamità naturali di ogni tipo. Spesso penso a loro e ringrazio Dio per tutto quello che ho avuto e che continuo ad avere, tuttavia il mio cuore si è indurito con il tempo, la pazienza si è affievolita e l'unica cosa a cui adesso penso è la mia famiglia, senza però avere ricette né soluzioni per un futuro a dir poco incerto. La rabbia nel vedere politici arroganti e impreparati a ricoprire il loro ruolo, che sprecano le risorse economiche e umane del nostro bel paese, industriali e commercianti che vivono alle spalle dei lavoratori è la ragione di questo mio malessere e la paura di non essere più capace a reazioni positive è tanta. La maleducazione e la prepotenza hanno raggiunto livelli impensabili e il pensiero di essere costretto ad adeguarmi per sopravvivere mi debilita.
La perdita del lavoro, la convivenza forzata di quasi vent'anni con mia suocera ormai novantunenne e malandata, l'assoluta inadeguatezza dei servizi assistenziali e sanitari per le persone anziane, la costante paura che lo Stato si possa mangiare i pochi risparmi di una vita, quello di non poter lasciare nulla ai miei figli, mi fa perdere sonno e serenità. Poi inattesa la notizia che diventerò nonno e un bagliore di speranza e di fiducia riappare improvvisa. Il desiderio di scappare, di lasciare questo paese che non offre più nulla, in balia di uomini corrotti e mafiosi, viene abbandonato in un estremo tentativo di riagguantare un barlume di fiducia.
Riuscirò in questo intento? Riuscirò a infondere fiducia in mio nipote? Riuscirò a  riappacificarmi con la Chiesa? Ah! Se ci fossero uomini di chiesa come il cardinale Carlo Maria Martini!



venerdì 10 agosto 2012

Vacanza a Molveno

Oggi 3 agosto mi sono svegliato presto. Ieri sera non ho chiuso completamente la serranda della porta finestra dell'hotel Ariston a Molveno, per consentire all'aria fresca di montagna di cullare il mio sonno. Esco carponi sul terrazzino della camera, cercando di non sbattere la testa, e mi incanto nell'osservare la vista del lago omonimo e le creste del gruppo Brenta che sovrastano, con la loro maestosità, questa ridente località turistica.
È presto per andare a fare colazione. Alle 7.15 le campane della chiesa di fronte all'hotel suonano allegramente ma non disturbano il sonno dei villeggianti e si integrano perfettamente con la pace che regna tutt'intorno. Adesso i raggi del sole stanno, a poco a poco, abbracciando dolcemente le case e gli alberghi, mentre gran parte del lago è ancora in ombra. Sono tornato nello stesso hotel 36 anni dopo e ho ritrovato la stessa gentilezza della prima volta.   Chi ha letto il mio libro "Aveva ragione papà" sa a cosa mi riferisco.  La piazzetta ai piedi del campanile ieri sera fino alle 23.00 era piena di bambini festanti, seduti per terra, mentre i loro genitori erano seduti sui gradini a semicerchio assistendo allo spettacolo di due giocolieri cabarettisti.
Le risa dei fanciulli di tutte le età coprivano ogni altro rumore alle battute dei due simpaticoni. La città di Trento non è molto distante e decido di fare una gita per visitare il suo splendido centro storico e la Piazza del Duomo. Lascio la macchina in periferia e prendo l'autobus n. 2 che mi porta esattamente dove volevo. Una breve passeggiata nelle vie del centro con l'acquisto di due ricordini e di nuovo in macchina verso Molveno. Mi faccio aiutare dal navigatore e mi ritrovo in una strada di montagna ripida e stretta scavata nella roccia. Al bivio avevo incontrato un segnale stradale "strada chiusa dopo il km... non ricordo bene". Se il navigatore mi segnala questo percorso vuol dire che prima del blocco mi farà prendere una deviazione. Continuo per un paio di km e confesso che la strada incute un po'  paura, ma lo spettacolo a valle è da mozzafiato. Incrocio una vettura che torna indietro e chiedo un consiglio. "Non c'è nessun bivio più avanti, le conviene fare inversione alla prima piazzola che incontra". Spengo il navigatore, per i percorsi di montagna non è affidabile. Dopo 36 anni anche Molveno è completamente trasformata, ma l'aria e il paesaggio del lago sono rimasti inalterati. A cena mi reco in un ristorante tipico, lo stesso della sera del mio arrivo. El Filó si chiama, tutto in legno allinterno con salette separate da graziose finestre e corridoio tipo Saloon. L'entrata, all'interno di un negozio di stoffe e di ricami, è veramente originale. Mi accorgo che le vetrine sono allestite diversamente dalla sera prima: che lo facciano ogni giorno?
Oggi 4 agosto il clima è più frizzante ma io sono di nuovo qui a scrivere il mio diario di viaggio sul terrazzino della camera. Sono le 7.30 e mi sento un papa.
Oggi è il momento giusto per una bella passeggiata, percorrendo uno dei tanti sentieri che partono da Molveno. Il più facile è meno faticoso è quello che collega questa bella località turistica alla Baita Ciclamino costeggiando il torrente Masso.
Una piccola sosta per sorseggiare un succo di mirtilli e poi di nuovo in marcia. Da lì, dopo una decina di minuti, si arriva a un bivio: a sinistra si raggiunge il Rifugio Malga di Andalo, nella Valle delle Seghe, mentre a destra il Rifugio Pradel, entrambi a circa 1360 m. Meno male che sono abituato a chiedere alle persone del luogo prima di fare le mie scelte. Per raggiungere il primo rifugio, dopo un tratto abbastanza tranquillo ma con una discreta pendenza, se ne deve percorrere un altro direttamente sulla roccia reggendosi a un cordone di sicurezza. Scelgo il secondo, ma dopo una camminata di venti minuti decido di tornare a valle. Io e mia moglie non siamo ben attrezzati e sul brecciolino si scivola che è un piacere. Ci aspetta a valle, quasi in prossimità del lago, il ristorante Il Caminetto dove ho gustato degli ottimi Canederli al sugo di Capriolo.
Un'altra breve passeggiata lungo il Parco attrezzato a bordo lago e siamo in hotel. La sera arriva in fretta. Nella piazzetta stasera c'è una rappresentazione folcloristica che riproduce scene animate e in costume di come era il vecchio mercato locale. Musiche e allegria che coinvolgono gli spettatori. Noi ce lo godiamo direttamente dal terrazzino della nostra camera al terzo piano.
Il 5 è stata la giornata delle camminate intorno ai 1400 m. La cabinovia ci ha portato da Molveno fino al Rifugio Brenta sul Pradel.
L'intenzione era di andare a vedere una manifestazione degli Alpini ......! Arrivati in tempo utile abbiamo seguito le istruzioni: "percorrere a piedi il sentiero lasciandosi il rifugio alla propria destra per 10 minuti: girare ancora a destra in direzione Molveno per altri 10 minuti e siete arrivati". Dopo 20 minuti di discesa, pensando a quando avremmo dovuto tornare indietro, ancora nulla. In compenso il panorama e i dintorni sono stupendi. Dopo aver chiesto ad alcune persone, che venivano nella direzione opposta, se avevano incontrato gli Alpini ed avendo avuto risposta negativa, decidiamo di tornare sui nostri passi. La salita si dimostra subito più ardua del previsto, ma alla fine arriviamo al Rifugio. Una sosta e una bibita rinfrescante e dopo un'ora decidiamo di risalire fino a una fattoria didattica alla Malga Tovre. Circa 100 metri di dislivello ma il primo tratto è molto ripido e scivoloso per via del fine pietrisco. La discesa si rivela più pericolosa della salita. Ci aspetta un bel piatto di spezzatino di capriolo e uno di gulasch con polenta al tavolo sulla terrazza del Rifugio, assai ben ventilata. Ancora una bella passeggiata tranquilla verso il Tovo dell'Orso. Tutto il sentiero è in ombra e pianeggiante, e quando diventa impervio torniamo alla cabinovia. Veramente una bella giornata. Oggi 6 agosto decidiamo di fare una gita all'interno della Val di Non. Osservare i filari dei meli colmi fino all'inverosimile di frutti è sempre uno spettacolo meraviglioso.
Passando per Mezzolombardo arriviamo a Clès, dove facciamo una sosta. Mangiamo e ci avventuriamo in un mercatino dove facciamo alcuni acquisti. Non c'è nulla da fare: per mia moglie i mercatini sono peggio di una calamita, viene attratta inconsapevolmente. Da lì ci dirigiamo verso Madonna di Campiglio, Pinzolo, Carisolo (da dove si entra nella Val Genova, che visiteremo nei prossimi giorni), e arrivati a Tione di Trento risaliamo verso Molveno. A parte la pioggia, che non ci ha impedito di visitare le località, è stata una bella giornata che ci ha ricordato una gita simile fatta 36 anni fa. Ma la giornata non è ancora finita. Alle 21.00 torniamo a cenare al ristorante El Filò; sta diventando una piacevole abitudine, cibi gustosi e leggeri in un ambiente caratteristico e familiare. Incredibile! Le vetrine sono allestite ancora in modo diverso. Non c'è dubbio, le cambiano ogni giorno. Quando usciamo l'aria è pungente e non ci va di tornare in hotel. Ci attardiamo a curiosare le vetrine dei negozi che alle 22,30 sono ancora aperti. Chi l'avrebbe detto, dopo l'acquazzone di ieri oggi 7 agosto ci siamo svegliati con un cielo terso e qualche nuvola sparsa qua e là. È il momento di approfittarne per andare ad Andalo e prendere la cabinovia e salire sulla Cima della Paganella. Dopo il primo tronco ci aspetta una seggiovia per salire fino ai 2120 m. L'aria è pungente ma è piacevolissima e il sole picchia forte sulle nostre teste. Meno male che ci eravamo spalmati volto e braccia con una crema antisolare al 50% di protezione. Nel punto panoramico a sud si riesce a vedere il lago di Garda e quello più piccolo di Cavedine.
Il tempo regge anche se si è alzato un po' di vento. Abbiamo mangiato al Rifugio alpino La Roda dove mi sono fatto onore: Tortel di patate, risotto di mirtillo, strapazzatine di uova con patate e speck, caffè. Ci siamo intrattenuti con i nostri vicini di tavola, una famiglia di Padova e una di Modena, entrambe stupefatte della mia voracità, quasi obbligata per consentire a mia moglie di assaggiare un po' di tutto. Non fa nulla, ci sono abituato. Del resto a questa altitudine camminando fra discese e salite ho già smaltito. Prendiamo la seggiovia e ci fermiamo camminando ancora fino al punto di ristoro Malga Zambana.

Sono le 15.00 e tra poco ci accingiamo a percorre, a piedi, il tragitto per arrivare alla stazione della cabinovia per scendere di nuovo ad Andalo. Ammazza come picchia il sole! Siamo di nuovo ad Andalo ..... e indovinate un po' ? Si va per shopping. Bei tempi quando si andava in montagna a respirare aria buona. Nei centri dei paesi ci sono più auto che villeggianti e l'aria in centro non ha nulla da invidiare alle grandi città. Solo quando ci si addentra nei sentieri si comincia a respirare e ad avere un po' di pace. Ma purtroppo non sempre è così. Che grande fregatura il progresso! Alle 18:30 siamo in albergo. Stasera si cambia e si andrà a cenare in un ristorante che si chiama La Botte. Chi cambia la strada vecchia per la nuova sa quel lascia ma non sa quel che trova: infatti non siamo andati al di là di una pizza, anche se era buona ed abbondante ....... ma domani sera all'Antica Bosnia finalmente mangeremo una ricetta tradizionale "costolette di cervo al mirtillo".  Di buon mattino dopo aver fatto colazione oggi 8 agosto siamo partiti da Molveno per andare a visitare la Val Genova. Si arriva a Carisolo, sulla strada che da Tione di Trento porta a Madonna di Campiglio, e si gira a sinistra addentrandosi con l'auto fino ai parcheggi a pagamento. Da qui c'è una navetta gratuita che si addentra ulteriormente fino al Ponte Santa Maria a 1164 m. Già qui ci sono innumerevoli sentieri per chi vuole farsi belle camminate. L'alternativa è prendere un altro autobus che con 3 euro a testa consente di arrivare fino all'ultima stazione. Tutto il percorso, da quando si lascia Carisolo, è di circa 17,5 km. Quante cose sono cambiate dall'agosto del '76! In quel periodo non c'era tutta questa organizzazione, che forse è stata necessaria per affrontare il turismo di massa. Il servizio di navetta è stato introdotto circa 14 anni fa e la strada di conseguenza è stata migliorata per consentire il trasporto dei turisti. Chiaramente la Valle ha perso un po' di poesia ma il suo fascino resta inalterato, soprattutto se si abbandona la strada per addentrarsi nei sentieri che tagliano la vegetazione. Dopo essere scesi all'ultima stazione abbiamo camminato per circa 30 minuti, salendo fino alla Malga Bedole (1584 m) dove pensavamo di pranzare. La matematica e il tempo sono relativi: le distanze non sono espresse in km ma in tempo di percorrenza. Ad esempio 15 minuti di cammino possono diventare 45 minuti se l'informazione la chiedi a un montanaro locale. Il tempo non si misura in minuti ma in frazioni di ore. L'ambiente della Malga non ci piaceva. È un classico. Quando non c'è concorrenza gli esercenti se ne approfittano. Decidiamo di tornare sui nostri passi. Riprendiamo la navetta e ci fermiamo più in basso dove troviamo il ristorante Stella Alpina. Ottima scelta. Gentilezza e cibo prelibato, tutto condito da un paesaggio straordinario e da un venticello che ci rinfresca.
Lo stufato di cervo con le bacche di ginepro è veramente gustoso e le porzioni abbondanti: insieme ci hanno servito polenta taragna, un triangolo di formaggio alla piastra, un canederlo e una salsiccia.
Decidiamo di scendere a piedi e di arrivare fino alla Malga Caret, poco distante dalla fermata della navetta. Scendiamo alla fermata prima delle cascate del torrente Nardis per poterle osservare da vicino.
Gli schizzi dell'acqua ci rinfrescano bagnandoci un po' il volto. Proseguiamo a piedi fino al parcheggio. Sulla strada del ritorno ci fermiamo alla cooperativa di San Lorenzo in Banale, ma la loro specialità, le ciuighe, è strettamente collegata alla produzione delle rape e quindi la loro vendita è prevista da inizio ottobre fino ad aprile. La ciuiga è infatti composta da carne suina macinata ed amalgamata proprio a questo ortaggio.
Tornati a Molveno andiamo a gustare le "costolette alla griglia di cervo con marmellata di mirtillo". Alle pareti del ristorante Antica Bosnia sono appesi innumerevoli quadri di fotografie d'epoca di Molveno dove scopro che la chiesa vicino all'hotel Ariston fu distrutta da un incendio a ottobre del 1976, cioè due mesi dopo la nostra vacanza.
Oggi 9 agosto decidiamo di andare a Merano. Bella passeggiata all'insegna dello shopping. Mangiamo nel centro storico, ignorando che la bresaola con le scaglie di parmigiano costasse di più dello stufato di cervo. Proseguiamo lo shopping a Bolzano dove finalmente mia moglie trova quello che cercava da tempo. La giornata si conclude con una bella cena nel ristorante panoramico Alexander di Molveno, dove avevamo prenotato un tavolo sulla veranda con vista sul lago. A metà cena veniamo colpiti da un temporale che non ci impedisce di continuare a mangiare perché riparati sotto un gazebo, ma senza l'ombrello, datoci in prestito, saremmo arrivati al nostro hotel bagnati come pulcini. Era la prima volta che lasciavo lo zaino con gli ombrelli in albergo. Come volevasi dimostrare.
Oggi 10 agosto giornata molto tranquilla. Due giorni fa ero stato in biblioteca per andare a visionare una collezione di vecchie fotografie di Molveno per ricostruire alcuni ricordi di 36 anni fa. E così tramite il bibliotecario mi sono messo in contatto con un signore che proprio la domenica della nostra partenza avrebbe allestito insieme al Comune una mostra di foto intitolata "Molveno passato e presente". Questa mattina è venuto a trovarmi in hotel e abbiamo visionato in anteprima alcune foto sul suo portatile. Da una prima ricostruzione ho avuto le conferme che cercavo. Dopo aver preso l'auto ci siamo recati al Parco Faunistico di Spormaggiore, a una decina di km da Molveno, dove abbiamo intravisto in lontananza un orso mentre si abbeverava ad un torrente.
Abbiamo anche visto tre lupi e altri animali da fattoria. Prima di rientrare a Molveno abbiamo pranzato nel vicino ristorante del Parco. È seguita una tranquilla passeggiata nel parco di Molveno a bordo lago, interrotta ogni tanto da una pioggerellina un po' fastidiosa. Ci sono delle aiuole fiorite molto variopinte alle cui estremità due piccoli aceri allungano i loro rami quasi a proteggere i fiori multicolori, senza alterare la bellezza delle aiuole. Stasera si ritorna per cena al ristorante El Filò, ma questa volta è d'obbligo portarsi lo zaino con gli ombrelli che naturalmente non abbiamo usato. La tecnica per far piovere è lasciarli in hotel! Domani 11 agosto è l'ultimo giorno di vacanza. Mia moglie mi dice: "non sono mai stata in Val di Fassa". È per me l'occasione di fare un salto indietro di 45 anni; la mia prima vacanza da solo con la mitica Fiat 500 che mio padre mi aveva regalato a Natale. Io e altri due amici ci recammo a Campitello di Fassa. Ho rivisto gran parte dei posti che visitammo allora. Un'emozione incredibile, soprattutto quando ci siamo recati al Lago di Carezza, incastonato nella fitta foresta ai piedi del Latemar.
I colori del lago sono veramente unici. Ma mi veniva quasi da piangere quando sono tornato al lago Fedaia passando dall'omonimo passo. A 20 anni partimmo, zaini in spalla, io e il mio amico dall'hotel di Campitello fino alla seggiovia (che oggi è una cabinovia) Belvedere di Canazei e poi a piedi, costeggiando il pendio, fin sopra il lago Fedaia che raggiungemmo scendendo a salto di stambecco. Raggiungemmo la seggiovia situata dopo la diga, che ci portò fin sopra al ghiacciaio della Marmolada.
Più di 13 ore di cammino di buon passo tra andata e ritorno. Sulla strada del ritorno io e mia moglie ci siamo fermati a Moena prima di rientrare definitivamente a Molveno. La vacanza è finita e l'indomani mattina partiamo per rientrare a Torino. In prossimità di Bergamo ci guardiamo negli occhi e il desiderio di rivedere la città alta è molto forte. Anche qui tanti bei ricordi di quando vivevamo a Brescia fra il '74 e il '78.
Ancora un'ora e mezza e saremmo tornati a casa. Grazie ai miei figli e a mio genero tutto questo è stato possibile per non lasciare sola mia suocera.

venerdì 13 luglio 2012

Il lavoro per tutti non è un sogno

Ogni giorno mi chiedo se vale veramente la pena di seguire le notizie, leggendo i giornali o guardando la televisione. La sensazione è che facciano a gara nel prenderci in giro. L'altalena settimanale di affermazioni e smentite, oltre a confonderci la mente, creano disaffezione nei confronti dei mezzi di comunicazione e della politica. Non parliamo poi delle statistiche, che frazionano l'essere umano come fosse una torta. Si legge che la crisi economica ha raggiunto livelli "globali", ma non si capisce di quale crisi si tratti: se delle banche, dell'industria o delle famiglie che hanno difficoltà sempre crescenti a sbarcare il lunario. Spesso queste crisi sono generate solo da persone senza scrupoli. Non può esserci miglioramento nella Società se il lavoro non è garantito a tutti secondo la professionalità di ciascuno. Non è solo perché il concetto é espresso nel primo articolo della nostra Costituzione, ma è soprattutto perché in questo modo tutta la Società, la Nazione ne beneficia e cresce. La mancanza di un reddito adeguato crea disfunzioni sociali e malcontenti che non sappiamo a quali conseguenze porti nel medio e lungo periodo. Non mi sembra di dire delle novità. Il lavoro a tempo determinato o altre forme di contratti atipici, favoriscono solo le aziende senza creare stabilità sociale. Se chi procura lavoro pensa solo e soltanto ai propri interessi personali, anche se legittimi, e non valuta anche l'aspetto sociale di questo meccanismo, prima o poi sarà fautore anche del suo fallimento. Chi ci governa dovrebbe valutare molto più attentamente questo fenomeno, parlandone di meno e facendo più fatti concreti. I sindacati parlano, parlano, ma anche loro ripetono frasi fatte e si comportano allo stesso modo da anni senza modificare nulla del loro atteggiamento ottocentesco. Le grandi industrie sono lasciate libere di fare i loro comodi a spese dello Stato e a scapito dei lavoratori. E il mio pensiero va diritto agli ultimi eventi che riguardano una grande industria italiana che rischia di sparire dal nostro territorio. Il lavoro per tutti, secondo le proprie capacità, quindi, dovrebbe essere il primo impegno di ogni saggio governante per realizzare questo sogno.

sabato 7 luglio 2012

Gli errori non sono demoni

Sono convinto che gli errori, piccoli o grandi che siano, se riconosciuti dalla persona che li commette, aiutano a crescere e a maturare. Per questo non si devono demonizzare e non devono nemmeno essere occasione di complessi di colpa eccessivi. Una vita senza errori sarebbe una noia mortale, la loro presenza ci rende tutti più umani. È strano come solo le persone che non ammettono di aver commesso errori siano proprio quelle che ne hanno fatti di più. Certo non bisogna cullarsi sul fatto che “errare humanum est”. Chi non mette tutto se stesso, tutta la sua buona volontà per evitare gli errori è solo perché  vuole costruirsi alibi e fare quello che vuole. Quindi evitiamo di giudicare le persone che sbagliano, perché quasi mai conosciamo i veri motivi del loro comportamento. Spesso è difficile perdonare e costa molto, ma chi sa amare sa anche riconciliarsi con chi ha sbagliato e si è pentito sinceramente. È importante però sapersi perdonare da sé stessi ed evitare che un errore sia origine di altri errori in una spirale che può avere anche conseguenze drammatiche per sé e per gli altri. Non sono uno psicologo e quindi non voglio fare un trattato su questo argomento. Il mio vuole essere solo uno spunto di riflessione. Non confondiamo però gli errori umani con i crimini: questa è un’altra storia.